Tutto iniziò con il primo viaggio in treno notturno verso Gorizia, un viaggio rinviato un paio di volte per motivi tecnici, la prima volta per un guasto del treno, la seconda per problemi personali.
Ma era destino che prima o poi Gorizia e Nova Gorica fossero finalmente nella mia agenda di viaggiatore.
E così ad aprile del 2004 iniziavo questo percorso di avvicinamento al cuore dei Balcani, iniziando dall'ultimo muro ancora esistente all'epoca in Europa, la recinzione che separava Gorizia da Nova Gorica.
Questa è una delle poche foto scattate a metà aprile del 2004, possedevo allora solo una macchina analogica, la prima macchina digitale ce l'avrebbero regalata solo a ottobre 2005 per il matrimonio. Se il muro di Gorizia fosse "caduto" nei nostri giorni avrei sicuramente a disposizione centinaia di foto tra cui scegliere. Ma forse è meglio così, conservare memorie del periodo analogico della nostra vita conserva un fascino particolare.
Ero già stato a Gorizia quando ero adolescente. Mio padre era a Monfalcone per motivi di lavoro e noi lo raggiungemmo per un lungo periodo.
Un giorno i miei ci portarono a visitare Gorizia.
I ricordi sono sfocati ma grazie a mia madre che mi ha revocato l'episodio posso ricostruire quanto accaduto in una visita ad una delle chiese di Gorizia.
Da quel che ho potuto ricostruire probabilmente stavamo guardando e commentando qualche lapide o cippo che ricordava quanto accaduto durante la seconda guerra mondiale al confine est italiano.
Una signora ricordo che si avvicinò a noi e quasi con rabbia ci disse più o meno queste parole: "Ma cosa volete capire voi della guerra ... noi che abbiamo vissuto qui sappiamo cosa significa ... mentre l'Italia era stata liberata da noi la guerra è durata per decine di anni ...".
Il tono aspro delle parole pronunciate da questa signora mi colpì allora e adesso che negli ultimi anni ho iniziato il mio percorso di conoscenza dei fatti terribili accaduti al confine tra Italia e Jugoslavia, quelle poche parole assumono sempre più significato.
Ma torniamo a Gorizia e al muro.
In quel primo breve viaggio visitai per la prima volta Nova Gorica e rimasi in qualche modo affascinato dalla new town che seguiva quelli che erano i dettami principe dell'architettura razionalista sovietica, e fu il punto di inizio di una fascinazione per il "brutto ma razionale" che ancora mi guida nelle mie ricerche e nei miei viaggi.
Ecco qualche foto di Nova Gorica dall'alto:
Per attraversare il confine passai per questo valico pedonale:
In quegli ultimi giorni prima dell'abbattimento della barriera i controlli erano già più blandi anche perchè di li a pochi giorni la Slovenia sarebbe entrata nella U.E. La Piazza della Stazione Transalpina rimasta in territorio sloveno era il luogo in cui era maggiormente visibile la barriera, ed era il luogo in cui sempre simbolicamente si fronteggiavano due differenti modelli politici, economici e sociali.
Con una cerimonia simbolica il "muro" venne abbattuto e venne creata sulla Piazza della Transalpina una zona di libera circolazione che rimase unica nel suo genere fino al 2007, quando la Slovenia entrò nell'aria Schengen. Nella foto un particolare della piazza nel gennaio 2005 quando tornai per la seconda volta a Gorizia:
Il viaggio del 2005 fu importante perchè mi consentì di fare un ulteriore passo verso il cuore dei Balcani, visitare per la prima volta la bella capitale slovena, Lubiana, che per anni rappresenterà il centro e il punto di partenza dei miei viaggi.
In queste due foto, due simboli di come si può ripensare il passato, o caricare di nuovi simboli positivi luoghi che invece rivestivano un altro ruolo all'interno della totpografia della città: la Metelkova Mesto e l'Hostel Celica.
La Metelkova Mesto (La città di Metelkova) era un ex caserma nel tempo divenuta uno dei luoghi più importanti della contro cultura nei Balcani. La storia del centro culturale inzia nel 1993 quando l'asociazione Rete per Metelkova, formata da artisti ed intelletuali non mainstream, occupa il posto per proteggerlo dalla demolizione. Gli edifici delle ex caserme austroungariche ora ospitano club di musica dal vivo e atelier in cui gli artisti possono esprirmere le proprie idee.
A poche metri dalla Metelkova Mesto, un altro simbolo della nuova Lubiana. l'Hostel Celica:
L'Ostello ospitato in quello che era uno dei carceri militari della città (da cui Celica - Cella), è un esempio di riuso del costruito. Ha mantenuto la sua struttura originaria anche nelle stanze che riprendono la struttura delle celle del carcere. All'interno è stato anche conservato un ambiente che riprende la struttura origianaria delle celle. Il "ripensamento del luogo" è opera dell'architetto Janco Rozic ex soldato dell'esercito e uno dei primi a ripensare il costruitoin termini di sostenibiità ambientale.
Ma su questo e tanto altro ritornerò nel prossimo post dedicato proprio alla più "europea" della capitali Balcaniche.
Sretan put.
Ma era destino che prima o poi Gorizia e Nova Gorica fossero finalmente nella mia agenda di viaggiatore.
E così ad aprile del 2004 iniziavo questo percorso di avvicinamento al cuore dei Balcani, iniziando dall'ultimo muro ancora esistente all'epoca in Europa, la recinzione che separava Gorizia da Nova Gorica.
Questa è una delle poche foto scattate a metà aprile del 2004, possedevo allora solo una macchina analogica, la prima macchina digitale ce l'avrebbero regalata solo a ottobre 2005 per il matrimonio. Se il muro di Gorizia fosse "caduto" nei nostri giorni avrei sicuramente a disposizione centinaia di foto tra cui scegliere. Ma forse è meglio così, conservare memorie del periodo analogico della nostra vita conserva un fascino particolare.
Ero già stato a Gorizia quando ero adolescente. Mio padre era a Monfalcone per motivi di lavoro e noi lo raggiungemmo per un lungo periodo.
Un giorno i miei ci portarono a visitare Gorizia.
I ricordi sono sfocati ma grazie a mia madre che mi ha revocato l'episodio posso ricostruire quanto accaduto in una visita ad una delle chiese di Gorizia.
Da quel che ho potuto ricostruire probabilmente stavamo guardando e commentando qualche lapide o cippo che ricordava quanto accaduto durante la seconda guerra mondiale al confine est italiano.
Una signora ricordo che si avvicinò a noi e quasi con rabbia ci disse più o meno queste parole: "Ma cosa volete capire voi della guerra ... noi che abbiamo vissuto qui sappiamo cosa significa ... mentre l'Italia era stata liberata da noi la guerra è durata per decine di anni ...".
Il tono aspro delle parole pronunciate da questa signora mi colpì allora e adesso che negli ultimi anni ho iniziato il mio percorso di conoscenza dei fatti terribili accaduti al confine tra Italia e Jugoslavia, quelle poche parole assumono sempre più significato.
Ma torniamo a Gorizia e al muro.
In quel primo breve viaggio visitai per la prima volta Nova Gorica e rimasi in qualche modo affascinato dalla new town che seguiva quelli che erano i dettami principe dell'architettura razionalista sovietica, e fu il punto di inizio di una fascinazione per il "brutto ma razionale" che ancora mi guida nelle mie ricerche e nei miei viaggi.
Ecco qualche foto di Nova Gorica dall'alto:
Per attraversare il confine passai per questo valico pedonale:
In quegli ultimi giorni prima dell'abbattimento della barriera i controlli erano già più blandi anche perchè di li a pochi giorni la Slovenia sarebbe entrata nella U.E. La Piazza della Stazione Transalpina rimasta in territorio sloveno era il luogo in cui era maggiormente visibile la barriera, ed era il luogo in cui sempre simbolicamente si fronteggiavano due differenti modelli politici, economici e sociali.
Con una cerimonia simbolica il "muro" venne abbattuto e venne creata sulla Piazza della Transalpina una zona di libera circolazione che rimase unica nel suo genere fino al 2007, quando la Slovenia entrò nell'aria Schengen. Nella foto un particolare della piazza nel gennaio 2005 quando tornai per la seconda volta a Gorizia:
Il viaggio del 2005 fu importante perchè mi consentì di fare un ulteriore passo verso il cuore dei Balcani, visitare per la prima volta la bella capitale slovena, Lubiana, che per anni rappresenterà il centro e il punto di partenza dei miei viaggi.
In queste due foto, due simboli di come si può ripensare il passato, o caricare di nuovi simboli positivi luoghi che invece rivestivano un altro ruolo all'interno della totpografia della città: la Metelkova Mesto e l'Hostel Celica.
La Metelkova Mesto (La città di Metelkova) era un ex caserma nel tempo divenuta uno dei luoghi più importanti della contro cultura nei Balcani. La storia del centro culturale inzia nel 1993 quando l'asociazione Rete per Metelkova, formata da artisti ed intelletuali non mainstream, occupa il posto per proteggerlo dalla demolizione. Gli edifici delle ex caserme austroungariche ora ospitano club di musica dal vivo e atelier in cui gli artisti possono esprirmere le proprie idee.
A poche metri dalla Metelkova Mesto, un altro simbolo della nuova Lubiana. l'Hostel Celica:
L'Ostello ospitato in quello che era uno dei carceri militari della città (da cui Celica - Cella), è un esempio di riuso del costruito. Ha mantenuto la sua struttura originaria anche nelle stanze che riprendono la struttura delle celle del carcere. All'interno è stato anche conservato un ambiente che riprende la struttura origianaria delle celle. Il "ripensamento del luogo" è opera dell'architetto Janco Rozic ex soldato dell'esercito e uno dei primi a ripensare il costruitoin termini di sostenibiità ambientale.
Ma su questo e tanto altro ritornerò nel prossimo post dedicato proprio alla più "europea" della capitali Balcaniche.
Sretan put.









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