lunedì 13 maggio 2019

Dove un tempo era la Jugoslavia

Qualche tempo fa, il Professor Alberto Sobrero nel suo corso di Antropologia della Città, ci parlò di un libro, After London, scritto da Richard Jefferies e tradotto in Italia con il titolo "Dove un tempo era Londra", un romanzo in cui si narra la vita dei nuovi londinesi dopo una misteriosa catastrofe, e in cui l'autore illustra come la natura si sia ripresa la città fino quasi a farla scomparire.



Quando dopo qualche anno trovai l'edizione del 1983 della Serra e Riva in un mercatino dell'usato, lo lessi tutto d'un fiato. La storia di Londra dopo il "cambiamento" (come viene chiamato nel racconto la catastrofe che ha portato alla scomparsa di Londra), mi portò a riflettere su un altro dei grandi "cambiamenti" che ha chiuso in modo drammatico il novecento, il "cambiamento" traumatico che abbiamo chiamato Guerra Civile nei Balcani.
Cos'era avvenuto in effetti in quegli anni drammatici?
Un mondo intero era collassato, e ne era uscito un mondo nuovo che aveva subito trasformazioni radicali, e in molti casi  la natura si era ripresa quel che l'uomo aveva costruito.
Nei miei viaggi ho attraversato molte "wasteland", terre desolate come, ad esempio, quelle croate al confine con la Bosnia, e mentre le attraversavo, non riuscivo a non pensare a questo libro e al suo titolo italiano.
E allora ecco che uno dei primi titoli di un futuro libro sui Balcani era stato proprio questo: "Dove un tempo era la Jugoslavia".
Girando ancora per mercatini qualche tempo dopo mi imbattei in una guida della Jugoslavia del Touring Club datata 1971, il mio anno di nascita.

Aprii la guida come si apre un vecchio albo di fumetti della Editrice Corno, e con curiosità iniziai a leggere le descrizioni che la guida dava delle città della Jugoslavia, saggiando la carta patinata della guida.
Era un vero e proprio viaggio nel passato, Skopje ad esempio, distrutta quasi completamente da un devastante terremoto nel 1963, risultava appena in costruzione, ora, invece, la città viene considerata un sorta di Parco a tema per gli architetti mondiali, ma ne parleremo.
Il romanzo di Jefferies e la guida del Touring mi invitavano ad iniziare un viaggio che prevedeva, come in alcune storie di fantascienza o nei film degli Avengers, continui salti temporali nei paesi e nei luoghi dove un tempo era la Jugoslavia.
Un terzo libro mi spinse sempre di più verso questo tipo di viaggio, il libro di Tamara Djermanovic "Viaje al my pais ya inexistente. Regresso alla antigua Jugoslavia".

Acquistato negli anni di saltuaria migrazione a Maiorca, il libro racconta il viaggio di ritorno della Djermanovic, da tempo residente in Spagna dove è professoressa universitaria di letteratura, proprio in quello che lei definisce "il mio paese non più esistente".
Il viaggio della Djermanovic inizia nel paese che anche per ragioni geografiche è più vicino all'Italia, quella Slovenia così vicina eppure così lontana, uno scrigno di piccoli grandi tesori da scoprire che noi italiani spesso sottovalutiamo.
Anche il mio viaggio nel tempo e nello spazio nei luoghi dove un tempo era la Jugoslavia inizia dalla Slovenia, e soprattutto da uno degli ultimi "vecchi muri" esistenti.
Era il 2004 e in treno iniziavo il mio primo viaggio in direzione dei Balcani, primo step Gorizia e la diripettaia slovena Nova Gorica.
A tra poco.

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