lunedì 10 giugno 2019

L'ultimo dei vecchi muri

Tutto iniziò  con il primo viaggio in treno notturno verso Gorizia, un viaggio rinviato un paio di volte per motivi tecnici, la prima volta per un guasto del treno, la seconda per problemi personali.
Ma era destino che prima o poi Gorizia e Nova Gorica fossero finalmente nella mia agenda di viaggiatore.
E così ad aprile del 2004 iniziavo questo percorso di avvicinamento al cuore dei Balcani, iniziando dall'ultimo muro ancora esistente all'epoca in Europa, la recinzione che separava Gorizia da Nova Gorica.
Questa è una delle poche foto scattate a metà aprile del 2004, possedevo allora solo una macchina analogica, la prima macchina digitale ce l'avrebbero regalata solo a ottobre 2005 per il matrimonio. Se il muro di Gorizia fosse "caduto" nei nostri giorni avrei sicuramente a disposizione centinaia di foto tra cui scegliere. Ma forse è meglio così, conservare memorie del periodo analogico della nostra vita conserva un fascino particolare.


Ero già stato a Gorizia quando ero adolescente. Mio padre era a Monfalcone per motivi di lavoro e noi lo raggiungemmo per un lungo periodo.
Un giorno i miei ci portarono a visitare Gorizia.
I ricordi sono sfocati ma grazie a mia madre che mi ha revocato l'episodio posso ricostruire quanto accaduto in una visita ad una delle chiese di Gorizia.
Da quel che ho potuto ricostruire probabilmente stavamo guardando e commentando qualche lapide o cippo che ricordava quanto accaduto durante la seconda guerra mondiale al confine est italiano.
Una signora ricordo che si avvicinò a noi e quasi con rabbia ci disse più o meno queste parole: "Ma cosa volete capire voi della guerra ... noi che abbiamo vissuto qui sappiamo cosa significa ... mentre l'Italia era stata liberata da noi la guerra è durata per decine di anni ...".
Il tono aspro delle parole pronunciate da questa signora mi colpì allora e adesso che negli ultimi anni ho iniziato il mio percorso di conoscenza dei fatti terribili accaduti al confine tra Italia e Jugoslavia, quelle poche parole assumono sempre più significato.

Ma torniamo a Gorizia e al muro.
In quel primo breve viaggio visitai per la prima volta Nova Gorica e rimasi in qualche modo affascinato dalla new town che seguiva quelli che erano i dettami principe dell'architettura razionalista sovietica, e fu il punto di inizio di una fascinazione per il "brutto ma razionale" che ancora mi guida nelle mie ricerche e nei miei viaggi.

Ecco qualche foto di Nova Gorica dall'alto:
 Per attraversare il confine passai per questo valico pedonale:

In quegli ultimi giorni prima dell'abbattimento della barriera i controlli erano già più blandi anche perchè di li a pochi giorni la Slovenia sarebbe entrata nella U.E. La Piazza della Stazione Transalpina rimasta in territorio sloveno era il luogo in cui era maggiormente visibile la barriera, ed era il luogo in cui sempre simbolicamente si fronteggiavano due differenti modelli politici, economici e sociali.
Con una cerimonia simbolica il "muro" venne abbattuto e venne creata sulla Piazza della Transalpina una zona di libera circolazione che rimase unica nel suo genere fino al 2007, quando la Slovenia entrò nell'aria Schengen. Nella foto un particolare della piazza nel gennaio 2005 quando tornai per la seconda volta a Gorizia:

Il viaggio del 2005 fu importante perchè mi consentì di fare un ulteriore passo verso il cuore dei Balcani, visitare per la prima volta la bella capitale slovena, Lubiana, che per anni rappresenterà il centro e il punto di partenza dei miei viaggi.
In queste due foto, due simboli di come si può ripensare il passato, o caricare di nuovi simboli positivi luoghi che invece rivestivano un altro ruolo all'interno della totpografia della città: la Metelkova Mesto e l'Hostel Celica.

La Metelkova Mesto (La città di Metelkova) era un ex caserma nel tempo divenuta uno dei luoghi più importanti della contro cultura nei Balcani. La storia del centro culturale inzia nel 1993 quando l'asociazione Rete per Metelkova, formata da artisti ed intelletuali non mainstream, occupa il posto per proteggerlo dalla demolizione. Gli edifici delle ex caserme austroungariche ora ospitano club di musica dal vivo e atelier in cui gli artisti possono esprirmere le proprie idee.

A poche metri dalla Metelkova Mesto, un altro simbolo della nuova Lubiana. l'Hostel Celica:

L'Ostello ospitato in quello che era uno dei carceri militari della città (da cui Celica - Cella), è un esempio di riuso del costruito. Ha mantenuto la sua struttura originaria anche nelle stanze che riprendono la struttura delle celle del carcere. All'interno è stato anche conservato un ambiente che riprende la struttura origianaria delle celle. Il "ripensamento del luogo" è opera dell'architetto Janco Rozic ex soldato dell'esercito e uno dei primi a ripensare il costruitoin termini di sostenibiità ambientale.
Ma su questo e tanto altro ritornerò nel prossimo post dedicato proprio alla più "europea" della capitali Balcaniche.
Sretan put.

lunedì 13 maggio 2019

Dove un tempo era la Jugoslavia

Qualche tempo fa, il Professor Alberto Sobrero nel suo corso di Antropologia della Città, ci parlò di un libro, After London, scritto da Richard Jefferies e tradotto in Italia con il titolo "Dove un tempo era Londra", un romanzo in cui si narra la vita dei nuovi londinesi dopo una misteriosa catastrofe, e in cui l'autore illustra come la natura si sia ripresa la città fino quasi a farla scomparire.



Quando dopo qualche anno trovai l'edizione del 1983 della Serra e Riva in un mercatino dell'usato, lo lessi tutto d'un fiato. La storia di Londra dopo il "cambiamento" (come viene chiamato nel racconto la catastrofe che ha portato alla scomparsa di Londra), mi portò a riflettere su un altro dei grandi "cambiamenti" che ha chiuso in modo drammatico il novecento, il "cambiamento" traumatico che abbiamo chiamato Guerra Civile nei Balcani.
Cos'era avvenuto in effetti in quegli anni drammatici?
Un mondo intero era collassato, e ne era uscito un mondo nuovo che aveva subito trasformazioni radicali, e in molti casi  la natura si era ripresa quel che l'uomo aveva costruito.
Nei miei viaggi ho attraversato molte "wasteland", terre desolate come, ad esempio, quelle croate al confine con la Bosnia, e mentre le attraversavo, non riuscivo a non pensare a questo libro e al suo titolo italiano.
E allora ecco che uno dei primi titoli di un futuro libro sui Balcani era stato proprio questo: "Dove un tempo era la Jugoslavia".
Girando ancora per mercatini qualche tempo dopo mi imbattei in una guida della Jugoslavia del Touring Club datata 1971, il mio anno di nascita.

Aprii la guida come si apre un vecchio albo di fumetti della Editrice Corno, e con curiosità iniziai a leggere le descrizioni che la guida dava delle città della Jugoslavia, saggiando la carta patinata della guida.
Era un vero e proprio viaggio nel passato, Skopje ad esempio, distrutta quasi completamente da un devastante terremoto nel 1963, risultava appena in costruzione, ora, invece, la città viene considerata un sorta di Parco a tema per gli architetti mondiali, ma ne parleremo.
Il romanzo di Jefferies e la guida del Touring mi invitavano ad iniziare un viaggio che prevedeva, come in alcune storie di fantascienza o nei film degli Avengers, continui salti temporali nei paesi e nei luoghi dove un tempo era la Jugoslavia.
Un terzo libro mi spinse sempre di più verso questo tipo di viaggio, il libro di Tamara Djermanovic "Viaje al my pais ya inexistente. Regresso alla antigua Jugoslavia".

Acquistato negli anni di saltuaria migrazione a Maiorca, il libro racconta il viaggio di ritorno della Djermanovic, da tempo residente in Spagna dove è professoressa universitaria di letteratura, proprio in quello che lei definisce "il mio paese non più esistente".
Il viaggio della Djermanovic inizia nel paese che anche per ragioni geografiche è più vicino all'Italia, quella Slovenia così vicina eppure così lontana, uno scrigno di piccoli grandi tesori da scoprire che noi italiani spesso sottovalutiamo.
Anche il mio viaggio nel tempo e nello spazio nei luoghi dove un tempo era la Jugoslavia inizia dalla Slovenia, e soprattutto da uno degli ultimi "vecchi muri" esistenti.
Era il 2004 e in treno iniziavo il mio primo viaggio in direzione dei Balcani, primo step Gorizia e la diripettaia slovena Nova Gorica.
A tra poco.

giovedì 11 aprile 2019

Jugosfera: Una definizione ?

Che cos'è dunque questa Jugosfera?
Esiste una definizione condivisa a livello geografico, culturale, politico?
Il termine fu coniato da Tim Judah, giornalista dell'Economist, ecco la definizione dalle sue stesse parole:
"Dietro il termine Jugosfera non si nasconde nessuna idea complessa. Semplicemente, mi serviva una parola con cui poter descrivere le relazioni tra i popoli e tra i paesi dell’ex Jugoslavia. Il termine è stato creato per descrivere ciò che la gente ha in comune, quello che le persone, e i loro paesi, hanno in passato usato assieme e, assieme, hanno fatto. Parte di questo è una cultura condivisa, per lo più è una lingua comune, in buona parte si tratta di affari e gran parte sono poi cose noiose... Ecco qualche esempio che io definirei “jugosferico”: l’annuncio che si sta costituendo una nuova compagnia ferroviaria comune tra serbi, croati e sloveni ...; il dibattito sul ricostituire una squadra di calcio jugoslava, sotto un altro nome, naturalmente ... Qualche settimana dopo ho parlato con i rappresentanti di vertice di vari settori economici di Serbia, Croazia, Montenegro e Bosnia riunitisi per un meeting a Belgrado. La Jugosfera, o comunque la vogliate chiamare, è qualcosa di assolutamente naturale, hanno dichiarato .."
Per chi voglia leggere la riflessione di Tim Judah sull'argomento consiglio questo link:

Ma è davvero così? Esiste davvero la Jugosfera? O è solo una costruzione frutto della sempre affascinante Jugonostalgia?
A mio parere esiste sicuramente sotto il profilo geografico e ha estensioni ben oltre il territorio della ex Jugoslavia. Ed esiste anche sotto il profilo culturale, e anche in questo caso ricomprende in se territori che geograficamente sarebbero esterni alla Jugoslavia.
D'altronde l'altra grande domanda sarebbe?
Dove nascono davvero i Balcani?
Anche a questa domanda cercheremo di dare una risposta, ma con calma.
Nel prossimo post iniziamo un viaggio graduale che ci porterà nel cuore della Jugosfera.
Ma prima dobbiamo parlare di un libro, "After London" di Richard Jefferies.
Vi starete chiedendo cosa c'entri questo libro?
Come direbbe un noto divulgatore scientifico in Tv: " Se avrete la pazienza di seguirmi ..." e in questo caso di aspettarmi per qualche giorno, lo saprete.
A presto jugoviaggiatori.

Benvenuti/Dobrodošli

Carissimi amici Balcanofili,
dopo la bella e lunga esperienza del blog "Tra i balcani e l'atlantico" (trabalcanieatlantico.blogspot.com), che comunque resta in vita ponendosi però come un recipiente più ampio, inizia una nuova avventura, la creazione di un nuovo blog che avrà a tema esclusivamente temi, riflessioni, diari di viaggio, materiale fotografico, legato ai Balcani e alla ex Jugoslavia in particolare.
Prima di iniziare con il primo post ufficiale, la prima foto a mo' di saluto, la traduzione in bulgaro di un libro fondamentale, scritto da un grandissimo viaggiatore. Il libro non ha bisogno di presentazione, l'autore nemmeno:


E adesso via con il primo post ufficiale: che cos'è la Jugosfera?
A tra poco.